
Ieri sera sono andata a Teatro. In cartellone "ASPETTANDO GODOT", l’opera beckettiana. Nella regia teatrale di Lorenzo Loris, i personaggi appaiono immersi in un paesaggio postatomico, tra clochard, gru e scavatrici.
Sono i dialoghi fra Didi e Gogo che incantano e interrogano lo spettatore sul senso della vita e sul “se” abbia un senso la vita. Tensione continua e angosciosa tra il finito della condizione umana e l’infinito che – Dio o Godot – continuamente ci promette. Lorenzo Loris si misura con il capolavoro beckettiano, attrezzandosi come sempre, ma forse in questo caso con maggior consapevolezza e attenzione, a restituire il testo nella sua potente e devastante forza teatrale, cercando, come il regista stessa afferma “dentro le regole che Beckett impone” la libertà della propria interpretazione. Sul palcoscenico, con un’illuminazione color sabbia, c’è soltanto un albero senza foglie, composto di tondini da cantiere, dalla cui ruggine, nel secondo atto, nascono germogli. Dietro, uno schermo che proietta gli eterni lavori di ruspe meccaniche, un continuo e incessante smuovere la terra, che sembra non aver alcuno scopo: niente da costruire, nessun tubo da istallare, nessuna azione da compiere......
Vivo tutti i miei giorni aspettando Godot,
dormo tutte le notti aspettando Godot.
Ho passato la vita ad aspettare Godot.
Nacqui un giorno di marzo o d'aprile non so,
mia madre che mi allatta è un ricordo che ho,
ma credo che già in quel giorno però
invece di succhiare io aspettassi Godot.
Nei prati verdi della mia infanzia,
in quei luoghi azzurri di cieli e acquiloni,
nei giorni sereni che non rivedrò
io stavo già aspettando Godot.
L'adolescenza mi strappò di là,
e mi portò ad un angolo grigio,
dove fra tanti libri però,
invece di leggere io aspettavo Godot.
Giorni e giorni a quei tavolini,
gli amici e le donne vedevo vicini,
io mi mangiavo le mani però,
non mi muovevo e aspettavo Godot.
Ma se i sensi comandano l'uomo obbedisce,
così sposai la prima che incontrai,
ma anche la notte di nozze però,
non feci altro che aspettare Godot.
Poi lei mi costrinse ed un figlio arrivò,
piccolo e tondo urlava ogni sera,
ma invece di farlo giocare un po',
io uscivo fuori ad aspettare Godot.
E dopo questo un altro arrivò,
e dopo il secondo un altro però,
per esser del tutto sincero dirò,
che avrei preferito arrivasse Godot.
Sono invecchiato aspettando Godot,
ho sepolto mio padre aspettando Godot,
ho cresciuto i miei figli aspettando Godot.
Sono andato in pensione dieci anni fa,
ed ho perso la moglie acquistando in età,
i miei figli son grandi e lontani però,
io sto ancora aspettando Godot.
Questa sera sono un vecchio di settantanni,
solo e malato in mezzo a una strada,
dopo tanta vita più pazienza non ho,
non voglio più aspettare Godot.
Ma questa strada mi porta fortuna,
c'è un pozzo laggiù che specchia la luna,
è buio profondo e mi ci butterò,
senza aspettare che arrivi Godot.
In pochi passi ci sono davanti,
ho il viso sudato e le mani tremanti,
e la prima volta che sto per agire,
senza aspettare che arrivi Godot.
Ma l'abitudine di tutta una vita,
ha fatto si che ancora una volta,
per un minuto io mi sia girato,
a veder se per caso Godot era arrivato.
La morte mi ha preso le mani e la vita,
l'oblio mi ha coperto di luce infinita,
e ho capito che non si può,
coprirsi le spalle aspettando Godot.
Non ho mai agito aspettando Godot,
per tutti i miei giorni aspettando Godot,
e ho incominciato a vivere forte,
proprio andando incontro alla morte,
ho incominciato a vivere forte,
proprio andando incontro alla morte.
ho incominciato a vivere forte,
proprio andando incontro alla morte.
Godot anche stasera non potrà venire ma verrà sicuramente domani.
ogni giorno andiamo incontro alla morte...e Dio è un'esperienza che tutti possiamo fare (se lo desideriamo veramente) non dettando condizioni ma guardando tra le pieghe della nostra vita. Nulla della nostra vita ha senso perchè la morte incalza questo ci "obbliga" ad aspettare...Dio, il brutto è quando uno non aspetta niente allora niente ha senso. Il mio dilemma l'ho risolto a Mestre, nella Parrocchia di via Rielta. Scusami se sono andata molto nel personale.
RispondiEliminaTi abbraccio A
Una vita sprecata... aspettando Godot. La vita va vissuta come protagonisti,non come spettatori. Questo ci chiede anche Dio.
RispondiEliminaho amato quest'opera, sin da quando la studiavo a scuola. l'ho affrontata, vista, letta, un po' tradotta (per gioco) e la sento molto vicina alle mie corde.
RispondiEliminaLa cosa mi affascina e mi spaventa al tempo stesso.
Non mi é mai piaciuto aspettare. Io vivo, non aspetto a Godot e a nessuno.
RispondiEliminaBaci
Cris
Una vita che aspetto , ma non so cosa aspetto... Ciao
RispondiEliminaL'antica canzone di Lolli.........
RispondiEliminaL'adolescenza.....Aspettando Godot, hai acceso tanti ricordi!
Il fatto è che un tempo potevo anche aspettare, (ma cosa poi??)oggi non ci penso nemmeno!
Ecco...diciamo che talvolta cambiano le prospettive e ci cambia il modo di vivere e non è poi così male!Buon week-end, SIR!
Ogni volta che vai a teatro ci fai partecipi e di questo te ne sono molto grata.
RispondiEliminaOttimo spessore, l'opera di Beckett, che ci fa riflettere e rimbalzare sulle "risposte" che individualmente proviamo a dare.
Siamo dei pellegrini e come tali ci possiamo benissimo identificare.
Ciao Sir!
è uno spettacolo bellissimo!
RispondiEliminaanche io non me lo sono fatto mancare ... tutte le volte che lo hanno portato in scena dalle mie parti...
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buona domenica