giovedì 22 gennaio 2009

La strage infinita

di Pietro Spataro (da"Unità")

Giuliano Fenelli è il numero 57.
Dall'inizio dell'anno la strage del lavoro sta assumento dimensioni agghiaccianti: più di cinque morti al giorno in appena undici giorni lavorativi . Un dato impressionante che supera di gran lunga la media del 2008 che era di poco più di tre morti al giorno. Di fronte a un quadro così drammatico è difficile trovare le parole.
Abbiamo un governo che ha stracciato ogni norma in difesa dei lavoratori, ha abolito controlli e sanzioni e non muove un dito per affrontare un fenomeno che è ormai una vera emergenza nazionale. Mentre il premier si occupa instancabilmente del caso Kakà nei cantieri e nelle fabbriche si lavora in condizioni di estremo pericolo. Mentre il ministro Brunetta dà la caccia ai fannulloni i cimiteri d'Italia si riempiono di croci al lavoro. Non c'è più tempo da perdere. Un paese che non sa difendere i suoi operai è un paese che non merita rispetto. E allora non lasciamo soli i sindacati e i lavoratori. Mobilitiamoci per il diritto alla vita. Riempiamo il web con la nostra protesta, inondiamo Palazzo Chigi di messaggi che dicano "basta con il lavoro che uccide". E cerchiamo, alzando un po' la voce, di svegliare una sinistra (da Rifondazione al Pd) che continua a guardarsi dentro e non si accorge che la fuori qualcuno muore.

8 commenti:

  1. Diciamo che in linea di massima concordo. Però...però come ho già scritto sul mio blog tempo addietro guardiamo bene la faccenda anche da un altro punto di vista. Non so dalle tue parti (mi prendo la libertà di darti del "tu" lady in red), ma quello che vedo io è una folta schiera di lavoratori che sono i primi a non tutelarsi. Parlo, per esser precisi, dei cantieri di lavori edili. I caschi, le imbracature e tutto il resto ci sono...ma quasi nessuno le usa. Perchè? Sono scomode, il casco fa sudare, etc etc. Un pò come la cintura di sicurezza che ti salva la vita (soprattutto se hai l'airbag che, senza cintura, ti spappola la cassa toracica), ma che molti si scocciano ad usare. Ok maggiore tutela da parte di chi di dovere, ma anche maggiore consapevolezza dei lavoratori che la vita non la si deve rischiare solo perchè "l'imbracatura è scomoda". Non credi?

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  2. Problema annoso.
    Ci sono responsabilità da ambo le parti, ma le cause, le vere cause sono così difficili da stabilirsi.
    Sono forse disinformata sull'argomento, ma vorrei sapere se c'è una matrice comune in questo massacro.

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  3. Uno dei problemi di cui si potrebbe discutere è il lavoro "interinale". Molti operai vengono assunti in questo modo per un tot di tempo. Beh in questi casi il corso di formazione professionale diciamo che non è "completissimo" e magari un lavoratore che viene poco formato (anche e soprattutto dal punto di vista della sicurezza, parliamo ad esempio dell'utilizzo corretto di ogni macchina industriale e dei rischi che si corrono utilizzandola) è più "a rischio". Almeno dal mio punto di vista personale.

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  4. caro unf82 (abbrevio) hai ragione sicuramente da parte degli operai ci può essere della superficialità, ma non tutti gli incidenti avvengono per questo, molti perché i posti di lavoro non sono a norma di sicurezza. Mio padre (ha lavorato 40 anni in fabbrica) mi dice sempre che c'era un'etica, non scritta ma seguita che era quella che l'operaio anziano prendeva sotto la sua tutela il bocia, sia perché imparasse il lavoro ma anche per insegnargli quali comportamenti tenere per non correre pericoli...Oggi sono tanti a morire....e tanti sono giovani...

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  5. Pia, siamo nel 2009, le norme ci sono, i controlli devono essere fatti, perché tutti hanno il diritto di tornare a casa la sera dai propri figli...So per certo che nei cantieri, tra lavoratori in nero e quindi non qualificati e strumentazione non a norma, ogni giorno per questi operai è un rischio.
    a presto

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  6. Unf82- e se sono assunti, un minimo di garanzia ce l'hanno, quello che più mi fa arrabbiare è quando senti," operaio morto,era stato appena assunto, era un giorno che lavorava" - Sicuramente quei giovani erano in nero, e quando è successo la disgrazia il datore di lavoro, ha tirato fuori le carte dal cassetto...

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  7. Non hai idea di quanto sia vero quello che dici. Vengo da una terra dove il lavoro nero è la normalità. Dove devi andar via per trovare un minimo di garanzie...e se non hai la possibilità di scappare devi ingoiare palate su palate di merda (scusa, ma quando ci vuole...) e subire di tutto per lavorare. Ci sono pochi uomini che hanno il coraggio di lottare contro queste cose...alcuni sindacalisti ad esempio, solo che gli fanno saltare macchine e portoni come fossero botti a Capodanno. Il rapporto della Direzione Investigativa Antimafia al Parlamento di qualche anno fa parlava chiaro riguardo al sud: c'è un intreccio tale tra pubblica amministrazione e criminalità organizzata che ormai è sempre più difficile separare i due mondi. Chi ci guadagna? I criminali e i "padroni". Chi paga? Il popolo...con la vita a volte.

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  8. unf82 Grazie, mi ha fatto molto piacere la tua testimonianza. A presto

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